giovedì 16 novembre 2017

CAFON: Quanto dovrebbero durare le imprese morsanesi?

Si discuteva l'altro giorno in un loft della "Morsano Bene" (altrimenti conosciuta come la "Morsano da Bere") sulla durata delle imprese morsanesi. La domanda che ci si è posti è quanto dovrebbe idealmente, durare la vita di un'azienda.

In media, si dice, che in Italia le aziende durino una decade. Anedotticamente, si sa che i passaggi generazionali sono il problema più gravoso per le imprese italiane. Imprese che, come vistosa peculiarità del tessuto economico all'interno delle nazioni del G8, l'Italia le ha particolarmente piccole con oltre il 95% con meno di 10 dipendenti. Appare subito evidente che con aziende molto piccole e con l'assenza di manager di professione al loro interno, la continuità gestionale è ulteriormente messa in difficoltà da un passaggio generazionale troppo largamente influenzato dalle passioni e capacità degli eredi designati.

La cosa che fa specie è che mentre nelle piccole e piccolissime imprese è il passaggio generazionale la bestia più nera per la loro esistenza, nelle grandi e pure grandissime aziende, la causa di morte è la poca capacità di adattamento ai cambiamenti. Cambiamenti spesso velocissimi. Un esempio conosciuto ai più è la Kodak, spazzata via dalla fotografia digitale. Oppure la Nokia che a forza di concentrarsi sulla forza della "scatola" che conteneva il telefono ha prodotto eccellenti cellulari ma ha perso di vista l'innovazione che il software, sotto forma di "app", stava portando nell'industria della mobilità digitale.

Fatto sta che delle 500 aziende più grandi al mondo nel 1955, ad oggi ne son sopravissute solo 60, poco più del 10% (vedi figura qui sotto).
Fortune 500 firms 1955 v. 2016: Only 12% remain, thanks to
the creative destruction that fuels economic prosperity
A Morsano ci sono imprese che hanno festeggiato i 60 anni di vita, altre che han chiuso dopo un ventennio e perfino l'impresa edile storica, già tra le più importanti del Friuli, che si tramandò per ben tre generazioni, chiuse negli anni Ottanta.

Mantenere il passo con l'innovazione tecnologica e con il modo di produrre e proporsi sul mercato è altrettanto difficile che garantirsi una continuità generazionale. La "disctruzione creativa" c'è sempre stata e sempre ci sarà ed è questo che mantiene vivo il tessuto economico paesano e non.

 

martedì 14 novembre 2017

mercoledì 8 novembre 2017

Numeri Utili: Ospiti nelle strutture di raccolta immigrati (2017)

Numeri sul fenomeno migrazione da paesi in via di sviluppo:

- Numero dei migranti presenti nelle strutture di accoglienza: nel 2012 erano 16.844 mentre nel 2016 erano 188.084 (+1.017%).
- Nella prima metà del 2017 le richieste di asilo in Italia sono aumentate del 44% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
- Sono state esaminate 41.379 domande:
  - Circa 4,3 su 10 hanno avuto esito positivo, con il riconoscimento dello status di rifugiato nel 9% dei casi, della protezione sussidiaria nel 9,8% e del permesso per motivi umanitari nel 24,5%.
  - Per il 51,7% l’esame della richiesta si è concluso con un diniego.

Fonti: Anci, Caritas italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes e Servizio Centrale dello Sprar, in collaborazione con Unhcr.

Comuni:
- In tutto 3.231 Comuni italiani, il 40% del totale, accolgono richiedenti asilo. 
- Nelle strutture italiane sono ospitati in tutto 205 mila migranti al 15 luglio 2017.
- I posti Sprar da 26 mila, a fine anno potrebbero diventare 35 mila.
- Nel 2016, a fronte di poco più di 41mila migranti rintracciati in posizione irregolare, i rimpatri sono stati oltre 5.800 (erano 5.500 nel 2015).

Fonte: Il Sole24Ore "In 5 anni quintuplicati i richiedenti asilo accolti nelle strutture di accoglienza"


domenica 5 novembre 2017

Idee Morsaniche: che sia giunta l'ora di educazione finanziaria nelle scuole?

Le Popolari Venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca) e le banche del Centro Italia (Banca Etruria, MPS etc) sono state materia di cronaca finanziaria per anni e un certo numero di morsanesi, ci han rimesso parte dei loro risparmi. In particolare, in paese, ha colpito la questione della Banca Popolare di Vicenza. 

Detto questo, parlando in bar si constata come ci sia una generale disinformazione sul mondo della finanza spicciola, quella del dove depositare un piccolo gruzzoletto o i risparmi di una vita da gente comune.

Ci sono diversi fattori che contribuiscono al panico ed alla disinformazione totale. L'offerta di certo non aiuta: servizi finanziari evoluti non ce ne sono o comunque sono a disposizione di pochi individui piuttosto che delle persone comuni. La fanno da padrone le banche che tendono ad avere tutte servizi molto simili e costi molto simili. Il modello generalmente é il seguente:

- l'impiegato di banca offre quello che gli viene ordinato di offrire dai suoi superiori e non necessariamente quello di cui il cliente ha bisogno (che la banca potrebbe non avere) 
- ogni mese c'e' un prodotto finanziario particolare che va venduto indipendentemente dalle esigenze specifiche del cliente e quindi viene consigliato a tutti
- s'e' piú volte verificato che se si chiede all'impiegato in banca un prodotto diverso, cade dalle nuvole e ti guarda come un alieno (é meglio fare certe operazioni sul conto Lussemburghese) 
- ci sono commissioni palesi e commissioni nascoste
- La differenza tra tenere i soldi sotto il materasso o metterli in uno dei prodotti "del mese" é troppo spesso nulla in una prospettiva di medio termine visti i costi bancari palesi e non.  
- il controllo sul sistema bancario e finanziario italiano é quello che é (e per amor di pace non diciamo nulla di piú di quello che una commissione parlamentare guitata da Pierferdinando Casini possa appurare). 
- Le banche, anche dopo fusioni e acquisizioni, piuttosto che licenziare, come sarebbe necessario per evitare doppioni e sovrapposizioni di ruoli e contenere i costi, tengono tutti i dipendenti e scaricano i costi ai propri clienti
- Le spese bancarie italiane sono tra le piú alte d'Europa (sia in termini di tasse, inesistenti in tanti altri paesi, che in termini di spese esplicite e nascoste - come i giorni di valuta)

Il lato offerta io e te non lo cambiamo, al massimo possiamo evitarlo senza criticarlo troppo perché non si sa mai di chi puoi aver bisogno nei piccoli paesi. 

Quello sul quale si puó agire é il lato domanda, ovvero di chi chiede i servizi finanziari alle banche. 

Il ragionamento, piú raffinato di quanto si potrebbe fare qui, lo fa NoiseFromAmerika nel post di L'AVVELENATA: "Sui buoni consigli per gestire il risparmio" del 3 novembre 2017 a cura di  Massimo Famularo. 

Considerato che se il risparmiatore si fa gabbare, oltre a perderci soldi lui (e son cazzi suoi), rischia di perderli la collettivitá (e son cazzi nostri) se governi piú o meno avveduti decidono di spendere 20 miliardi per salvare banche in crisi (come ha fatto il governo Gentioli). Urge dunque pensare ad una diffusa educazione finanziaria. Quantomeno di base. 

Conclusioni: sulla base dei discorsi in bar e la relativa ignoranza finanziaria appurata, si ritiene sia giunto il momoento di introdurre nelle scuole (della zona, per cominciare) alcune lezioni ad hoc per diffondere nozioni elementari in merito alla diversificazione del rischio come parte del set di base di compenenze di cui ogni individuo adulto ha bisogno per comprendere il mondo che lo circonda.

Niente discussioni accademiche, solo rudimenti di matematica, statistica, economia  e un bel pò di esempi pratici. Al limite, anche circoli culturali e associazioni paesane dovrebbero pensarci su. 

Qualcuno raccoglierá l'idea? 

Spritz Landings: in tempi di crisi, puó bastare la solidarietá?


domenica 15 ottobre 2017

martedì 10 ottobre 2017

Numeri Utili: richieste di lavoro per laureati - diplomati e senza titolo di studio (2016)





La domanda di lavoratori senza alcuna competenza particolare appare minore che cinque anni prima, ma resta ancora ampiamente il secondo tipo di personale più ricercato dalle aziende.







venerdì 6 ottobre 2017

Spritz Speed Bump: i dissuasori servono o no?

Dice il Messaggero Veneto di oggi 6 ottobre 2017: "Viabilità a Udine: dossi e rotonde hanno ridotto gli incidenti. In 7 anni le persone ferite sono diminuite del 38%. Pizza: eliminati la maggior parte dei punti critici".
Si sottolinea come gli incidenti siano diminuiti e sebbene  sia difficile spiegare con un’unica motivazione questo miglioramento, ma al di là dei controlli e delle multe l’assessore alla Mobilità del comune di Udine, Enrico Pizza è sicuro che hanno giocato un ruolo fondamentale le rotonde e i dossi sistemati in zone strategiche con l’obiettivo di costringere gli automobilisti a ridurre la velocità.

Così il bancone del bar s'è diviso tra:

- chi ritiene che i dissuasori (i dossi artificiali) siano cosa buona e giusta ed andrebbero messi nelle strade più pericolose dei paesi,

- e chi ritiene che siano dannosi in caso di emergenze (es per le ambulanze) e che tutto sommato non siano utili.

...e il dibattito continua

mercoledì 27 settembre 2017

Morsano Tic-Toc: gruppi di gioco in Inglese in paese

Esiste un’organizzazione www.learnwithmummy.com, fondata a Verona da Letizia Quaranta che si sta spargendo a macchia d’olio in tutta Italia.

In pratica, si tratta di un gruppo di giovani che insegnano ai bambini piccoli l’inglese giocando, con metodi ovviamente adattati alla giovanissima età dei pargoli.

Non è un mestiere facile: bisogna convincere molti genitori dell’importanza della cosa. Bisogna spiegare loro che, se hanno qualche soldino in più in tasca, investirlo nell’educazione internazionale dei bimbi è molto più importante e redditizio, non solo nel lungo termine, che spenderlo in generi voluttuari più o meno inutili, abiti firmati per lo struscio o peggio, giocandoselo.

La domanda che ci si fa é: quando vedremo un gruppo cosí a Morsano?

...tic-toc, tic-toc


domenica 24 settembre 2017

Centri Commerciali: è finita la loro era?

In paese se ne parla spesso mentre si beve uno spritz e si polemizza su i vari affari del mondo: l'epoca dei centri commerciali è ormai tramontata in favore di esperienze d'acquisto diverse.

Ieri, 23 settembre 2017, il Corriere della Sera titolava: "Crisi dei grandi centri commerciali, ora il Trentino li mette al bando". Così, mentre secondo alcuni analisti circa 400 dei circa 1.100 centri commerciali in America chiuderanno nei prossimi anni, Trento ha deciso di bandire i punti vendita sopra i 10 mila metri quadrati per la salvaguardia del suo territorio.

Ogni volta che se ne discute al bar di Morsano, qui si fa un post:
Il nocciolo della discussione è sempre quello: perchè continuano ad espandersi i centri commerciali in Friuli VG quando la tendenza dell'acquisto sembra andare in direzione opposta? 

...e si continua a dibattere in attesa di decisioni dall'alto


PS epico fu quel pesce d'aprile...


sabato 23 settembre 2017

Friulani nella disperazione del Venezuela: perché nessuno propone di ospitarli in Friuli?


Si parla ormai da anni di calo demografico dell'Italia (e dell'Europa) e quindi della necessità di pareggiare la perdita di popolazione con gli immigrati. Tra le righe, l'equazione considera sempre immigrati dall'Africa o dall'Asia con nessun legame presistente con l'Italia.

Di fatto, nel panorama politico nazionale, sembra si stia ignorando completamente il fatto che ci son  60 milioni di italiani all'estero discendenti diretti della diaspora di due secoli che ha portato i nostri connazionali con la "valigia di cartone" in giro per il mondo. In molti paesi le cose sono andate benissimo per loro come ad esempio in Canada, Australia, Stati Uniti, Europa occidentale, mentre in altre geografie la situazione geopolitica è diventata pesante con ricadute economiche e di prospettive di vita molto negative. Una di queste geografie problematiche è ora il Venezuela.

In Venezuela c'è una fiorente comunità italiana di seconda, terza e quarta generazione che ha cognomi italiani, parla ancora la lingua di Dante ed ha un legame di "ius sanguinis" con l'Italia. Molti anche votano da "italiani all'estero". Inutile sottolineare che pure il Friuli e la stessa Morsano han un legame con il Venezuela. Anche altri paesi  del Sud America, come Argentina, Uruguay, Brasile sono tradizionali destinazioni della migrazione friulana d'un tempo, operai ed agricoltori e dell'emigrazione di oggi fatta da imprenditori e dipendenti di grosse imprese italiane. Tuttavia il Venezuela, in questo momento, è una terra martoriata da un regime autoritario che ha messo l'economia del paese (esportatore di petrolio!), in ginocchio. Oltre al disastro economico, c'è la tragedia sociale di una nazione che sta cadendo a pezzi.

Quello che in bottega a Morsano di Strada ci si chiede è come mai il panorama politico italiano (con l'eccezione dell'on. Meloni a dire la verità) sia silente sulla questione degli italiani in Venezuela. In particolare, qui in Friuli ci si chiede perchè la classe dirigente regionale non stia dicendo nulla sui nostri corregionali e sui loro discendenti, bloccati nella disperazione del Venezuela.

Perchè non si dà la possibilità ai friulani di accogliere i nostri fratelli del Venezuela? Sono corregionali in difficoltà e in molti sentono un forte legame con i nostri migrants. Parlandone in paese si capisce come molti sarebbero anche disposti ad aprire le loro case per i "rifugiati friulan-venezuelani".

Perchè questo silenzio sugli italiani in difficoltà in Venezuela?


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Dal Messaggero Veneto: 

16 settembre 2017 Lascia il Venezuela per Pozzuolo e fa a ritroso il viaggio del padre

Federico Gasparini è figlio di Ilario, emigrato da Sammardenchia nel Paese sudamericano nel 1948. È stato accolto dagli zii Adriano e Miranda. «Scappano in tanti: il regime non aiuta i poveri»
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15 maggio 2017 L'appello: "Aiutiamo i friulani bloccati in Venezuela" 

Udine, il giornalista Avallone a Vicino/lontano. Il racconto: in 400 vorrebbero rientrare ma non possono 
«Chiedo alla presidente della Regione, Debora Serracchiani, e al sindaco di Udine, Furio Honsell, di darci una mano – ha detto ieri Avallone –. In Venezuela ci sono molti corregionali che sono bloccati, che vorrebbero rientrare ma non ce la fanno. Sono circa 400 i friulani che si trovano in queste condizioni – ha aggiunto –, che devono fare i conti con la mancanza di medicine, di cibo. Aiutiamoli».


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