domenica 20 febbraio 2011

Angolo di storia: 1866 il Friuli entra nel Regno d’Italia ma al plebiscito c’è “Cosean dal NO”

Quest’anno, a ottobre, ricorreranno i 145 anni dell’annessione di gran parte del Friuli al Regno d’Italia. Rimanevano sotto l’Austria, fino al 1918, Trieste, Gorizia, la Venezia Giulia, Pontebba, Tarvisio e una lunga fetta di Friuli orientale dai monti al mare, inclusa Grado. 
Per questo quadro, Gregorio Sandri
rischió violente ritorsioni su Morsano

L’anniversario preciso cadrá idealmente il 24 luglio. Fu Gino di Caporiacco a raccontare le ultime ore degli austriaci a Udine nel suo libro “Udine. Appunti per la storia” e le vicende di alcuni patrioti regionali, come Ippolito Nievo, che morirono per realizzare l’Italia Unita. Quel martedi’ 24 luglio 1866, la municipalitá di Udine fece issare il tricolore sul castello della cittá, dopo che le truppe asburgiche si erano ritirate a seguito degli eventi della Terza Guerra d’Indipendenza. Guerra che portó alle sole vittorie militari di Garibaldi in Trentino, alla disfatta della sflotta del Regno d'Italia a Lissa (Dalmazia), alle sconfitte dell'esercito Sabaudo in diverse battaglie in Lombardia e Veneto ed all'opera diplomatica di Napoleone III di Francia.

Il 14 novembre successivo arriverá pure il re, Vittorio Emanuele II, in visita alla cittá. Tanto fu l’entusiasmo per la visita che i cittadini raccolsero i fondi per realizzare una statua bronzea in onore del sovrano, oggi collocata nel giardino di fronte al palazzo della provincia. Qualche mese dopo arrivó pure Garibaldi che indirizzó la folla dalla piazza che oggi porta il suo nome.

Fu peró nell’ottobre 1866 che la popolazione del Friuli, fu chiamata all’azione ovvero ad esprimersi nel plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia. Per inciso, solo nelle cittá si era assistito a movimenti in favore del Regno d’Italia, animati essenzialmente dagli esponenti della classe borghese. Nelle campagne c’era indifferenza quando non anche diffidenza: in fondo si trattava di cambiare padrone e sotto l’austria non si stava peggio che sotto l’Italia. Il clero poi era generalmente ostile visto il difficile rapporto tra i Savoia e lo Stato della Chiesa (che capitolerá poi il 20 settembre 1870 con la breccia di Porta Pia).


Il manifesto pro-Vittorio Emanuele II del 1866 
conservato al museo cittadino di Palmanova
In questo clima, arrivó l’esercito italiano, non vittorioso perchè come detto, la vittoria militare apparteneva solo ai volontari di Garibaldi mentre il peso diplomatico lo misero i francesi. Francesi che poi tanto amati non dovevano essere dai friulani e dai morsanesi visto che in questo contesto si inserisce il famoso episodio del “mira e rimira questo quadro e Napoleone è ladro” ad opera di Gregorio Sandri (per leggere di questa vicenda clicca qui).


Come dicevamo, domenica 21 ottobre 1866 si tenne il plebiscito. Anche i morsanesi votarono. Ne diede un resoconto Don Vittorio De Anna nel suo “Morsano, cenni storici” in questi termini: “L'urna fu esposta a Castions alle ore 4 del pomeriggio. I Morsanesi si recarono a votare in corteo, a bandiere spiegate, con il ‘SI’ già stampato infilato sul cappello, deponendolo poi nell'urna”.

Questo entusiasmo, cosi’ enfaticamente descritto da Don De Anna, non sembra molto verosimile. Quali documenti abbia consultato per dare questo colore alla storia del voto plebiscitario morsanese non si sa. Quello che si sa è che Don De Anna fu cappellano delle Camicie Nere in Nord Africa durante la seconda guerra mondiale. Forse nello scritto traspare la sua visione politica dell’episodio piuttosto che un fatto storicamente provato.


Ad ogni modo, le votazioni al plebiscito in Friuli (essenzialmente la provincia di Udine che all'epoca includeva anche Pordenone) chiamarono oltre 144 mila votanti ed i ‘NO’ furono solo 36. Di questi, ben 25 si concentrarono nel paese di Coseano.

Che il voto in generale fosse stato falsato da brogli si sa, ma qualcosa deve essere sfuggito di mano nell’episodio di Coseano, visto che fece scalpore sebbe oggi sia sconosciuto ai piu’. A Coseano, secondo alcuni storici, a causa delle prediche anti-italiane del parroco, Don Riva, il fronte del ‘NO’ all’annessione all’Italia ricevette un numero sorprendente di voti.

Forse, questo episodio va a sostegno della tesi di Don De Anna sull' entusiasmo per l’annessione anche nei paesi di campagna, perchè l'allora parroco di Coseano, secondo il resoconto di Caporiacco, rischió il linciaggio della folla. Dunque se la folla voleva linciare chi era contro l'annessione allora davvero c'era entusiamo per il passaggio al Regno d'Italia. Difficile stabilire di che "folla" si trattasse. Forse erano "cittadini" Udinesi o erano contadini del luogo?

Comunque sia, in 25 a Coseano misero i bastoni di traverso alla festa e da allora, Coseano è anche conosciuto come “Cosean dal no”.

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Per approfondire
- Morsano nel risorgimento
- Ettore Beggiato, "1866: la grande truffa", Editoria Universitaria Venezia, 1999

21 commenti:

Vitellozzo Silverdeschi Vantelli della Calastorta ha detto...

delle concitate fasi tra luglio e ottobre 1866 parleremo piú avanti. Vale la pena di ricordare che il plebiscito era del tutto inutile in quanto, secondo alcune ricerche, il passaggio del veneto e Friuli all'Italia fu siglato a Venezia gia' il giorno 19 ottobre quando invece si voto' per il plebiscito i giorni 21 e 22 ottobre. Una presa per i fondelli documentata nel libro di Ettore Beggiato, "1866: la grande truffa".

Un altro aspetto poi vale la pena di ricordare. L'armistizio di Cormons del 12 agosto 1866 espressamente menzionava i nomi di Gonars e Morsano dicendo che tra i due paesi passava il confine (Gonars austriaca e Morsano Italiana). Confine provvisorio fino all'ottobre dello stesso anno quando Gonars entra nel regno d'Italia.

Anonimo ha detto...

Perchè "Cosean dal no" quando sotto il cartello in friulano il paese si chiama "Coseanet"?

Dovrebbe essere Coseanet dal no, non Cosean dal no

Vitellozzo Silverdeschi Vantelli della Calastorta ha detto...

A pensarci bene, la storia del quadro di "Napoleone Ladro" opera di un Sandri molto "mataran" del 1866, ha ragion d'essere se la popolazione locale era ostile all'annessione al Regno d'Italia. Visto che la cessione del Friuli occidentale all'Italia fu firmata dal generale Leboeuf, plenipotenziario di Napoleone III negli accordi con gli Austriaci a Venezia il 19 ottobre 1866, è probabile che fosse chiaro a tutti i morsanesi che Morsano sarebbe stata ceduta all'Italia tramite i francesi. Schernire Napoleone voleva dire essere contrari all'annessione all'Italia. A meno che, non ci fossero state delle scorribande di truppe francesi nella zona. Ufficialmente di qua passarono i soldati sabaudi del generale Cialdini ma non si sa mai che avesseor al seguito qualche reparto francese (cosa che è peraltro verificabile).

Anonimo ha detto...

insome el nono dal nono dal mataran al iere leghist!

Anonimo ha detto...

Forse Coseanet è il nome del paese per gli abitanti. Per tutti gli altri friulani Coseano si dice Cosean

Anonimo ha detto...

Esistono entrambi e Coseanetto è una frazione di Coseano.

Saluti

Anonimo ha detto...

Quali vittorie di Garibaldi in Trentino? Cosa andate dicendo? Noi trentini conosciamo un'altra storia. Spiegateci un po' sta cosa.... Per noi Garibaldi dovette darsela a gambe! dalla fretta fu costretto ad abbandonare anche la portantina, dove era costretto a giacere per una ferita riportata in un combattimento precedente, che è tuttora visibile in un museo a Innsbruck. A fermare i garibaldini sono bastate le milizie territoriali (volontari del posto, gli Standschützen). Non sono stati nemmeno scomodati i battaglioni di Kaiserjäger di stanza a Rovereto e Trento. La storia va letta da entrambe le parti, non solo da quella di comodo.

Anonimo ha detto...

Se è per quello, nel plebiscito veneto fu registrato il 99,9% di Si per l'annessione all'Italia. Guarda caso, fu chiamato poi la "grande truffa"! E fu più o meno quello che accadde anche nelle altre parti d'Italia. Nel Trentino non fu mai fatto nessun plebiscito, nessuno ha mai fatto la scelta di annessione, che fu invece fatta d'imperio.

Bezzecca su wikipedia (italiana) ha detto...

La battaglia di Bezzecca fu un episodio della invasione italiana del Trentino, durante la terza guerra di indipendenza italiana. La battaglia fu combattuta il 21 luglio 1866, e vinta dal Corpo Volontari Italiani di Giuseppe Garibaldi che fermarono il tentativo del comandante austriaco del Tirolo meridionale (attuali Trentino e Alto Adige), generale Von Kuhn, di ricacciarli verso il Lago d'Idro.

I volontari di Garibaldi erano notoriamente male armati e i fucili spesso non bastavano così come non bastavano le cartucce. Senza contare che i volontari garibaldini non erano ben visti dai comandi generali dell'esecito sabaudo. Detto questo, è indubbio che i garibaldini fossero animati da uno spirito ideale che probabilmente mancava ai soldati semplici sabaudi. Sui libri di storia italiani si parla di Bezzecca come una vittoria militare e si dice che il ritoro dal Trentino (con il famoso "obbedisco") avvenne con le truppe garibaldine invitte. Se poi la storiografia austriaca sostiene altre cose va benissimo. Citate per favore le fonti e andremo felicemente a verificare. VSVC

Vitellozzo Silverdeschi Vantelli della Calastorta ha detto...

Il 16 luglio respinse una manovra del generale nemico a Condino[277] il 21 luglio gli austriaci presero Bezzecca Garibaldi notando i suoi uomini ritirarsi diede nuove disposizioni riuscendo a respingere l'avanzata e a far ritirare il nemico. Si apriva la strada verso Riva del Garda e quindi l'imminente occupazione della città di Trento. Salvo essere fermato dalla firma dell'armistizio di Cormons. Il 3 agosto ricevette con telegramma di abbandonare il territorio occupato[278] rispose telegraficamente: «Ho ricevuto il dispaccio n° 1073. Obbedisco»[279] "Obbedisco", parola che successivamente divenne motto del Risorgimento italiano e simbolo della disciplina e dedizione di Garibaldi.

Schlacht bei Bezzecca ha detto...

Verlauf der Schlacht

Nach mehrwöchigen Gefechten um den Monte Suello und in Condino eroberte Garibaldi das Forte d’Ampola. Dies erlaubte es Garibaldi, ins Valle di Ledro vorzudringen, wo er jedoch auf den erbitterten Widerstand der Truppen des österreichischen Generals von Kuhnenfeld stieß. Nach einer misslungenen Umfassung Bezzeccas ließ er den Ort nach Artillerievorbereitung frontal stürmen und nahm ihn nach blutigen Nahkämpfen ein. Die Österreicher zogen sich in die umliegenden Berge zurück. Während des italienischen Vormarsches auf Trient und auf die Festungen von Lardaro erreichte Garibaldi die Nachricht des piemontesischen Rückzugs nach der verloren geglaubten Schlacht bei Custozza. Garibaldi musste sich zurückziehen.

VSVC

Anonimo ha detto...

Figuratevi, 50 anni più tardi ci vollero quasi due milioni di uomini e più di 600.000 caduti per arrivare ad una disfatta clamorosa, quella di Caporetto. Se il Gen. Konrad non si fosse fermato, ora ci sarebbe un'altra situazione. Solo con gli aiuti franco/anglo/americani (W.Wilson) e dopo 3 anni di guerra sanguinosa sono riusciti a strappare l'armistizio all'Austria e SOLO POI ad invadere il Tirolo. E poi vorreste dire che un paio di migliaia di disperati male armati avrebbe potuto fare lo stesso? Se è per fare una battuta, per una volta possiamo anche ridere.....

Anonimo ha detto...

In realtà l'Austria non ha mai dato importanza all'incursione garibaldina, come non l'ha data nemmeno a quella del gen.Medici dalla Valsugana, le cui avanguardie, pochi uomini, sono state fermate a pochi chilometri da Trento. La dimostrazione di questa poca importanza sta nel piccolissimo spiegamento di forze impiegato per arginare queste sortite. Infatti i comandanti austriaci sapevano benissimo quanti fossero gli uomini che componevano questi corpi italiani, e con ciò sapevano anche che quelli non potevano certo pensare ad un'invasione, ma al massimo ad una piccola "puntura".
La storia dell' "obbedisco" è stata abbastanza comica, solo per salvare la faccia, più o meno come la storiella della volpe e dell'uva. Logico poi che gli storici italiani abbiano cercato di metterci una pezza...

Vitellozzo Silverdeschi Vantelli della Calastorta ha detto...

Non fu un errore di Konrand a determinare la sconfitta dell'Austria. L'impero si stava sfaldando e l'imperatore Karl aveva già sondato la possibilità di una pace separata. Alla battaglia di Vittorio Veneto (e quella precedente del solstizio) parteciparono pure 12.000 Cecoslovacchi che, prigionieri degli italiani si erano poi resi disponibili a combattere contro l'impero. Inoltre sloveni e croati si stavano ammutinando e sbandando perchè l'Impero Asburgico non lo volevano più e cercavano la loro identità nazionale (cosa che agli Italiani paradossalmente non andava bene perchè l'italia aveva mire espansionistiche sulla Slovenia e Croazia). Il tradimento di Carzano è emblematico. Se Cadorna avesse attaccato il trentino e non l'Isonzo sarebbe entrato dentro come un coltello nel burro. Che la sua criminale incompetenza causò i 680.000 morti (4500 dei quali fucilati o addirittura decimati per presute diserzioni e pretestuose ragioni). L'esercito austriaco era minato dalle diverse nazionalità che ormai non ne potevano più di combattare per un impero che non li rappresentava più. La guerra era persa comunque. Il Tirolo fu un errore prenderlo ma all'epoca il sacro egoismo non faceva capire che dopo la guerra il temuto Impero non ci sarebbe più stato.

Anonimo ha detto...

Sta di fatto che, dichiarando guerra all'alleato Austria, il re italiano ottenne alla fine e ... con molta fortuna (Accordi di Saint Germain) gli stessi territori che l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe gli aveva accordato proprio per evitare la guerra, nella primavera del 1915. Se l'avesse fatto, avrebbe evitato quella strage di 660.000 uomini e tutti quei debiti, che ancora stiamo pagando!
P.S. Si potrebbe dire che quella guerra fu vinta alla fine dagli americani, con i loro dollari.

Anonimo ha detto...

non erano gli stessi territori negli accordi preliminari non c'era Trieste. L'entrata in guerra la decisero letteralmente 3 persone: salandra, sonnino e il re. Il resto del governo era all'oscuro dell'accordo di Londra firmato da Salandra in segreto. L'Italia entro' in guerra con mire espanzionistiche, il "sacro egoismo" non dimentichiamolo. Sull'Isonzo il general asburgico, il croato Boroević dispiego' una forza di soldati sloveni e croati perche' da li avrebbero difeso le loro case dall'invasione italiana! Noi eravamo gli agressori! Fu guerra di aggressione ne é testimone il fatto che fu l'Italia a sparare il primo colpo a Visinale del Judrio. La guerra col senno di poi fu un gravissimo errore la cui colpa sta tutta nelle elites che forzarono l'entrata in guerra contro la volonta' della maggioranza della popolazione.

Vitellozzo Silverdeschi Vantelli della Calastorta ha detto...

la discussione continua qui: http://dibattitomorsanese.blogspot.com/2011/06/spritz-history-se-i-libri-di-storia-si.html

Anonimo ha detto...

L'ultima offerta austriaca, che questa volta comprendeva anche Trieste, venne consegnata dall'ambasciatore austriaco a Roma ai primi di maggio del 1915, quando gli italiani avevano già firmato l'accordo del "tradimento" con gli inglesi, che prevedeva la dichiarazione di guerra entro 30 giorni. Ci sarebbe stato quindi tutto il tempo per fermare la macchina della guerra. L'Italia si sarebbe presa tutto quello che ricevette "faticosamente" dopo. A che prezzo, si sa!
Naturalmente si guardarono bene dal farlo sapere in giro.... quell'episodio sparì misteriosamente dagli atti ufficiali italiani. Tutto questo per coronare i "giochetti" che si erano portati avanti per quasi un anno, col ministro degli esteri Sangiuliano prima, Salandra e Sonnino poi. I primi contatti e accordi segreti con gli inglesi si ebbero già i primi di agosto del 1914, tutto di nascosto, proprio quando Cadorna e il re si stavano preparando per inviare truppe sul Reno in aiuto degli alleati prussiani, contro i francesi! Cosa che promisero ma che poi invece rimandarono per mesi e mesi.

Vitellozzo Silverdeschi Vantelli della Calastorta ha detto...

l'alleanza con il nemico storico "Austria" era un'alleanza difensiva. L'Austria attacco' la Serbia e quindi non c'era obbligo da parte dell'Italia di intervenire. Per inciso, l'Italia di Crispi, nel 1882 firmo' la triplice alleanza perche' aveva interessi ad allearsi con la Prussia NON con l'Austria. Fu la Prussia "se ti alleai con me ti becchi in dote pure l'Austria". Questo come premessa. Poi, sull'accordo dell'ultim'ora su Trieste, caro anonimo, facci vedere le carte. dacci un link a un sito austriaco che discuta di questo presunto accordo. Anche gli studiosi stranieri (es Mark Thompson in "The white war" non lo menziona), non italiani, non citano questa proposta di cessione di Trieste fatta all'ultim'ora. Cedere Trieste equivaleva al suicidio economico dell'Austria, non aveva senso e mai avrebbe ceduto quell'area. Ad ogni modo, l'Austria sarebbe collassata da se anche senza la guerra. Gli Sloveni, Croati, Cechi, si ammutinavano perche' stanchi del dominio austriaco... o no? Si puo' poi argomentare che le perdite italiane furono in larghissima parte dovute alle scelte tattiche di Cadorna di attaccare frontalmente lungo tutta la linea del fronte dell'Isonzo. Fosse penetrato in Trentino fin da subito, sarebbe entrato in Tirolo con relativa facilitá. Detto questo, la guerra fu un errore per una serie di molte ragioni ma all'accordo su Trieste ci credo solo se vedo le carte.

Anonimo ha detto...

Ti dico solo la data: 6 maggio 1915Per forza non si trovano, hanno fatto sparire tutto. Come si potrebbe infatti giustificare una simile cosa?

Vitellozzo Silverdeschi Vantelli della Calastorta ha detto...

Embè!?! No fonti = no notizia.

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