giovedì 24 novembre 2011

Riflessioni: dei Premi Internazionali all'Industria della Difesa

In osteria, quando non si parla di calcio-figa-politica, si parla di sistemi NDB/ADF, di RQ-1 Predator, di MALS, di HUD, di MBT Ariete o anche di Fregate classe FREMM.

Un po' perchè l'uomo è guerriero, un po' perchè l'azienda nazionale più grande in assoluto è Finmeccanica (oltre 70.000 dipendenti di cui 43.000 in Italia), non puoi non parlare di quelli che in gergo si chiamano "sistemi di difesa" (vedi anche Spritz Debate: Della Difesa… dell’Orchestra di Udine).

Così pullulano le storie di quell'artigiano locale che "per entrate a intonacare nello stabilimento della XYZ, mi hanno fatto completare tutta una serie di documenti nell'ufficio XXZ per verificare e documentare chi io fossi per questioni di sicurezza nazionale". O di quell'industriale che "anche se l'azienda che si occupa di difesa è mia, nella sede estera non ho pieno accesso negli stabilimenti perchè per entrare in certi reparti devi avere la "security clearance" che richiede che tu sia cittadino di quello stato". Senza contare che "per produrre questo semilavorato destinato in medio-oriente, il committente, nota azienda della difesa-che-non-posso-nominare, mi ha fatto firmare, controfirmare e giurare col sangue che non parlerò del progetto con nessuno". Senza contare gli aneddoti di quell'amico sottufficiale che per anni è stato in servizio in medio-oriente addestrando l'esercito locale all'uso dei nostri carri armati per conto di una nota impresa nazionale. Oppure del nonno dell'amico ben connesso, che ha venduto direttamente al governo saudita aerei negli anni Cinquanta.

Insomma, l'argomento tiene banco e lo Spritz debate di solito è tra chi difende l'egregia opera delle imprese della difesa sia nel promuovere l'eccellenza tecnica nazionale che nel dare lavoro a tantissimi tecnici qualificati e chi invece condanna l'industria della morte che alimenta le dittature nei paesi poveri e distribuisce distruzione e dolore alla povera gente. Essendo questa diatriba tra le due posizioni troppo ovvia e monotona, ci sorvoliamo su.

Quello che ci interessa è l'imbarazzo messo in luce oggi dalla vicenda del premio attribuito a Londra al presidente di Finmeccanica, grossomodo in contemporanea alle vicende giudiziarie che lo coinvolgono in Italia (Guarguaglini: premiato a Londra, indagato in Italia). Imbarazzo?

Da che mondo è mondo, la Gran Bretagna è una nazione di pragmatici business men e guerrieri che vincono le guerre che decidono di fare. Poi la si può mettere giù meglio ma la sostanza è quella. Ci sono altre nazioni di guerrieri quaquaraquà che le guerre le perdono o credono di pareggiarle o in generale non si capisce perchè ci entrino se non sono capaci di vincerle. Ma anche questa è un'altra questione (monotona pure questa).

Il perchè l'imbarazzo non ci sia nel caso del premio a Finmeccanica ce lo spiega una simpatica vicenda che risale a pochi anni fa, il 2005. Per inciso, fino a pochi anni prima, pagare tangenti per vincere contratti di forniture militari all'estero non era un reato nell'ordinamento britannico. Tanto che le tangenti erano classificate come una sorta di spese accessorie e pure detassate.

Nel 2005, l'azienda nazionale di sistemi di difesa, la BAE Systems finì sotto inchiesta per uno scandalo "Al-Yamamah" ossia tangenti (e escort) legate alla fornitura di aerei all'Arabia Saudita. La fornitura era di 43 miliardi di sterline (circa 50 miliardi di Euro): la tangente che reclamava il contatto saudita, l'allora ambasciatore saudita a Londra il principe Bandar, era di 1 miliardo di sterline. Proprio così, BAE avrebbe pagato l'equivalente di 1.5 miliardi di euro di tangente ad un'unica persona (che probabilmente l'avrebbe distribuita a chi serviva). 
Alla fine l'inchiesta finì in una bolla di sapone perchè l'allora primo ministro, Tony Blair, impose il segreto di stato sulla vicenda (anche perchè i sauditi minacciavano di cancellare il contratto) e arrivederci e grazie (The Guardian: Blair: Blame me for BAE e The New York Times: BAE Settles Corruption Charges). Le rogne per BAE non sono però finite neppure ai giorni nostri (BBC: BAE Systems faces bribery charges).

Forse è l'Italia che dovrebbe premiare BAE, per ricambiare l'imbarazzo (detassato).

1 commento:

Anonimo ha detto...

Salvo che gli inglesi usano le tangenti per vincere commesse all'estero e quindi fare gli interessi dell'industria nazionale mentre gli italiani usano l'industria della difesa per distribuire prebende alla politica e nel processo migliaia di dipendenti pagano le conseguenze della cattiva gestione con licenziamenti e perdita di competitività nazionale.

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