lunedì 3 dicembre 2012

L'Italia e la Serenissima Repubblica di Venezia: analogia di due storie di ascesa e declino

La triste elegia di un impero in declino...
La Serenissima Repubblica di Venezia é al centro di dibattito a Morsano perché alcuni morsanici stanno pianificando di andare alla mostra dedicata ai quadri di Francesco Guardi aperta da poco proprio a Venezia. Guardi dipingeva la Venezia della seconda metá del Settecento durante la fase di declino che anticipava il collasso sancito poi dalla conquista da parte di Napoleone Bonaparte e quindi degli Austriaci nel secolo seguente.

Cosí s'é presto fatta un'analogia con l'Italia di oggi.

L'ascesa di Venezia inizia nel Medioevo quando il commercio mondiale si basa su rotte, dalla Cina e dall'India, fondate su direttrici terrestri fino alla Crimea e alla Turchia (controllate in particolare da commercianti arabi) e quindi via mare fino al porto di Venezia (controllato in regime di monopolio appunto dalla Serenissima). Da qui, di nuovo via terra verso il resto d'Europa. Il controllo monopolistico della tratta via mare piú breve lungo l'Adriatico di questo commercio conferí alla cittá lagunare la base di una crescita economica esponenziale.

Il giochino s'inceppa quando i portoghesi giungono al Capo di Buona Speranza nel 1487 con Bartolomeo Diaz, per poi "doppiare" il continente africano nel 1497 con Vasco de Gama e quindi nel 1522 compiono la prima circumnavigazione con la spedizione di Ferdinando Magellano. Si puó arrivare in Oriente via mare tagliando fuori le rotte commerciali terrestri e mediterranee. La rotta dei commerci controllata da Venezia diventa irrilevante e gli equilibri politici e commerciali, si spostano progressivamente dal mar Mediterraneo all'Oceano Atlantico. Venezia é economicamente finita.

Tuttavia, i tesori accumulati grossomodo dal 1200 al 1500, sono cosí consistenti, che anche negli anni della crisi, dal 1500 al 1700, si costruiscono i piú bei palazzi della cittá, si realizzano le famose Ville Venete nell'entroterra per la nobiltá che vive ormai di rendita, si spende e si spande per i carnevali che durano mesi, si beve, si mangia e la commedia umana impersonata dai personaggi di Goldoni riesce a mascherare il vuoto delle entrate economiche per oltre un secolo. Poi, Napoleone bussa alle porte e a difendere l'Arsenale restano solo i fedelissimi "Schiavoni", i mercenari croati costretti poi a cedere il passo di fronte all'impeto francese che aprirá la strada alla successiva invasione austriaca. E gli austriaci non dimentichi dei secoli di lotte (Palmanova nacque anche per rompere le palle all'Impero d'Austria) inflissero ogni sorta di umiliazione alla citta lagunare tanto che il declino economico dell'Ottocento é accompagnato da un declino culturale e fisico, con edifici che cadono a pezzi tra l'esplosione di epidemie e una dirompente povertá degli abitanti. L'epilogo é la Venezia di oggi: un museo a cielo aperto, con frotte di turisti vocianti croce degli abitanti... statunitensi e giapponesi.

E' l'Italia?

La crescita economica fenomenale s'é vista negli Anni Sessanta e Settanta grazie al basso costo del lavoro e un settore manifatturiero che serviva le esigenze di un continente messo in ginocchio dalla seconda guerra mondiale e desideroso di valore aggiunto e benessere. Il boom delle nascite creava aspettative per la produzione e il sistema produttivo italiano c'era. Gli Anni Ottanta sono la decade dell'opulenza, dei soldi per tutti, gli anni dei palazzi patrizi sul Canal Grande. Poi arrivano gli anni Novanta, qui la macchina inizia a dare qualche colpo: l'ingordigia ha creato dei mali interni dalla corruzione fuori controllo, alla spesa pubblica usata come leva di consenso, alla mancanza di programmazione pensionista e previdenziale perché tanto la ricchezza sembrava non finire mai. Finché un giorno, arriva Magellano che questa volta si chiama Globalizzazione che ti mette di fronte ad una cambiamento epocale: il mercato non é piú tuo, non é piú quello di una volta e i nodi, le inefficenze interne, arrivano al pettine. Negli anni Duemila, non si cresce, non c'é piú lo sviluppo degli anni che furono ma le casse sono ancora piene da potersi fare le Ville Venete, le vacanze, le seconde case, le pensioni generose, si puó anche comprare a debito, si vive come i patrizi che si compravano una villa del Palladio nel 1600: dando fondo ai risparmi di famiglia. Non si avverte il declino perché la richezza accumulata in famiglia nei decenni precedenti tiene il botto.

Anni Duemiladieci... le barzellette sono i nostri carnevali infiniti della Venezia del '700. Si maschera quello che i dati dicono ormai da tempo: la flotta napoleonica con la bandiera dello spread é solo l'avamposto di quello che verrá. L'Italia rischia di diventare un immenso museo a cielo aperto dove i suoi abitani, che saranno in prevalenza ricchi cinesi, russi, brasiliani e indiani, periodicamente si irriteranno per l'ammontare di turisti che verranno a visitare le sue gloriose rovine testimoni di un passato industriale, artistico ed economico che fu.

Se la storia é maestra di vita e se nei corsi e ricorsi Giambattista Vico c'aveva azzeccato, se non si inverte la rotta, presto un novello Thomas Mann si arrotolerá le maniche, prenderá carta, penna, calamaio e iPad per regalarci un grande classico della letteratura moderna... Der Tod in Italien! 

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